Belìn, che Paddock: il libro di Carlo Pernat

Marina Forzato

Il libro scritto da Massimo Calandri, racconta 40 anni di vita del noto manager genovese, Carlo Pernat. Racconta le fragilità di alcuni piloti, il carattere combattivo e determinato di altri, senza mai dimenticare il calcio, la sua Genova ed il suo grande amico Simoncelli. Un libro ben scritto, leggero, ricco di emozioni e passione. Un particolare occhio di riguardo alle donne, gioia e tormento di ogni uomo.
struggente l’ultimo messaggio di Marco a Carletto.

Carlo Pernat, un manager spudorato, senza peli sulla lingua, schietto e talvolta dissacrante. Un genovese puro. 
Durante il Gran Premio italiano, al Mugello, ha presentato il suo libro, dal titolo decisamente ligure, "Belin, che Paddock!" quaranta lunghi anni di vita vissuta, tra donne, motori, passioni e piloti.
Nessuna autobiografia, non il solito libro scritto da chi, si sente arrivato o prossimo alla pensione. Una splendida carrellata di aneddoti, folli, veri, unici e pazzeschi, come lo è stata la vita di Carlo Pernat dal 1974, anno in cui rispose ad un annuncio, sul Secolo XIX, ad oggi.
Tra un Belìn e l'altro, racconta questi anni. Sempre sopra le righe, mai banale o scontato. 

 

Racconta di ragazze bellissime. Non si vergogna a dire che, nella sua vita, ha speso molto, moltissimo. Le donne, sua croce e delizia. Ne ha avute 1000 o forse più, ed il 90% di queste, le ha pagate. Una media di 200 euro. Un sacco di palanche, ma è convinto che siano stati soldi ben spesi!

Alcuni capitoli riescono nell'impresa di condurti in un mondo passato, fatto di sudore e di gloria, di Campioni immensi, uno su tutti, Valentino Rossi. Massimo Calandri, riesce, grazie ai racconti di Carletto, ad emozionare il lettore, sia quello che ha vissuto gli anni del motociclismo di nicchia, ancora "ignorante", che quello meno esperto, il giovane, che si avvicina a questo mondo, per la prima volta.
La pagina più bella? A mio avviso la numero 32: "Dicono che la morte uccida in modo maldestro, senza metodo nè abilità. Come se con ognuno di noi stesse imparando". Racconta dell'ultimo messaggio di Marco, inviato da Simoncelli a Pernat, prima dell'incidente, che gli costò la vita. Il manager genovese lo leggerà diversi giorni dopo, all'aeroporto di Roma. E' un dialogo tra di loro, struggente, come le poche parole scritte dal Sic: "Ci vediamo dopo. Marco". 

Racconta di Manuel Poggiali, primo titolo mondiale vinto nel 2011 in sella alla Gilera. Ragazzo buono, riservato e molto timido. Lo definisce un "campione vero".  Parla di Biaggi, Iannone, Capirossi… Definisce Mamola, "un belinone" termine molto amato da noi liguri, in romagna si dice "patacca", ma il significato non cambia! E poi la sua amata Genova, con i suoi vicoli, le sue due squadre di calcio, Boccadasse e le famose prostitute dei vicoli, quelle raccontate nelle sue canzoni, da un grande Maestro, Fabrizio De Andrè.
Pernat dice di aver aperto il baule della sua vita al 70% e che forse, un giorno, scriverà anche tutto ciò che resta, di non raccontato. Molte pagine sono forti, pungenti. Pare che la Mondadori, ne abbia censurate molte. Ma noi che viviamo quotidianamente in questo mondo e che lo amiamo incondizionatamente, seppur con le sue mille ombre, sappiamo bene che non ci sono filtri. Tutto è veloce ed emozionante. Adrenalinico.

Potrei parlare di questo libro per ore, raccontarvi ogni emozione che ha saputo regalarmi, pagina dopo pagina, ma preferisco lasciare ad ognuno di voi, il piacere di amare oppure odiare questo libro. Ma sono certa che, anche se non dovesse piacervi, qualcosa dentro ve lo lascerà. I dialoghi con Marco, quelli ti entrano dentro come una lama. Perchè nessuno di noi riuscirà mai a dimenticare il sorriso di quel ragazzo che sulla carena della sua Honda, portava il numero 58.
Buona lettura!

Ph. Fonte Web

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