Rolling To Dakar – Viaggio in moto a Dakar – Ep.2 Mauritania

Riccardo Fanni

Viaggio in moto verso Dakar, attraverso Marocco, Mauritania e Senegal, Ricky The Road ed il team Azzurrorosa affrontano un viaggio indimenticabile attraverso la rotta trans-sahariana numero uno per eccellenza, non senza imprevisti. Sole, sabbia, avventura ed un gruppo di nuovi amici scoprono il mondo che cambia sotto le loro ruote. La Mauritania ci accoglie con una bella tempesta di sabbia, e panorami che ricordano Marte.

Il viaggio verso Dakar è, per me, una sorta di mito, un itinerario simbolo di sfida motociclistica tra me e gli elementi. Una di quelle avventure che desideri, riposte nel cassetto dei sogni per tanto tempo, e che ora sta diventando realtà. Una realtà condivisa con altri appassionati motociclisti d’avventura, coordinati da una persona dalla grande esperienza di deserto come Mirco Bettini ed il “suo” Team Azzurrorosa.

Mi chiamo Riccardo Fanni, alias Ricky The Road, e questo è il mio viaggio da Milano a Dakar, col mio fidato KTM 1190 Adventure (qui l'episodio del Marocco). Un motociclista semplice, proprio come voi, che affronta un viaggio indimenticabile e dai sapori unici.

L’ingresso in Mauritania inizia in realtà molto prima, partendo da Dakhla. Girata una rotonda sulla strada principale, riasfaltata da poco, inizia la vecchia strada monocorsia in mezzo alle dune di sabbia, che a volte, spostate dal vento, invadono la carreggiata. Per questo, per le strade ci sono dei veri e propri spazza-sabbia, robusti scavatori che mantengono quantomeno le dune di sabbia più grandi lontano dalla strada, unica via di comunicazione tra nord e sud, frequentata dai camion che percorrono la via trans-sahariana.

Il tempo è inclemente, durante la notte ha soffiato un vento da est incessante, che ci accompagna per tutta la giornata, trasportando sabbia dalla nostra sinistra verso l’oceano. Non si può far altro che guidare inclinati, fortunatamente è costante e senza raffiche, per cui non infastidisce eccessivamente e risulta gestibile.

Lingue di sabbia solcano l’asfalto, da sinistra a destra, creando strisce chiare che compaiono e scompaiono in pochi istanti. E’ una sensazione assimilabile per assurdo, a quella della bufera di neve quando mi trovo sul passo Sella in auto per andare a sciare; se non fosse che qui sono in moto e fa caldo, circa 20 gradi con un’aria secca che impone soste costanti per bere.

È piacevole essere in gruppo e non da soli, questo rende il tutto più leggero, alleggerendo la preoccupazione di essere nel mezzo del deserto in vortici di sabbia, con la visibilità a 100 metri.

Ad un tratto, mi arriva una notifica sul navigatore, è Mirco col furgone che ha bucato una ruota, ne avrà per almeno mezz’ora. Noi proseguiamo fino all’unico distributore prima della frontiera, per fare il pieno prima di entrare in Mauritania, dove la benzina sarà sicuramente qualitativamente peggiore del Marocco. Al litro costa circa 80 cent di Euro. Sfatando un mito per cui le moto danno problemi facilmente, in questo viaggio l’unico problema che ha fatto perdere del tempo è stata la foratura di una ruota del furgone, normale imprevisto che, però, a fini statistici fa sorridere non poco.

Ed eccola, finalmente la frontiera di uscita dal Marocco, si presenta come una fila di camion fermi da chissà quanto tempo, prima di una costruzione in cemento ed un parcheggio sulla destra. Arriviamo e iniziamo a spogliarci, fa caldo, e passeremo in questi luoghi le ore centrali della giornata, armandoci di santa pazienza e di cappellini da sole.

Alla dogana le moto passano velocemente, tra controlli di documenti, bagagli e domande insolite per noi europei che ci stupiscono, come “avete armi o droga da dichiarare?” Le foto sono vietate qui, le videocamere nemmeno a parlarne, potrebbero indispettire gli ufficiali rischiando di fare nottata bloccati; gran peccato, sarebbe stato molto bello documentare tutte le dinamiche da film. Il furgone, invece, deve passare dallo scanner, procedura apparentemente formale, ma cosi sono le disposizioni, e dobbiamo assecondare le loro richieste, diligentemente.

Alcuni timbri ancora e possiamo partire alla volta della famosa terra di nessuno, spazio che ufficialmente non appartiene, per l’appunto, a nessuno dei due Stati, circa 4-5 km di sterrato, dopo un breve nastro di asfalto che si perde tra la sabbia a circa mezzo km dall’uscita marocchina.

Siamo eccitati, non vediamo l’ora di vedere cosa sia realmente. Quello che ci appare è una distesa di carcasse d’auto bruciate o abbandonate, rifiuti, camion ribaltati, uno scenario che ricorda un film di Mad Max o Terminator, in un paesaggio surreale, con il vento sabbioso che imperterrito continua a spazzare la strada. Roccia e sabbia, questo è il fondo, ad occhio si individua la nostra direzione, fino a che, ad un certo punto, in lontananza, si intravede una sorta di “fortino” medioevale, con le bandiere mauritane. Eccola la porta d’ingresso, ed una volta entrati inizia la trafila burocratica, tra visto da fare ed assicurazioni RC scritte in arabo.

L’attesa è ordinata ma lenta, il visto costa 50€ ma il gendarme ne chiede 55€, siamo in una frontiera africana, occorre adattarsi. Ad ognuno vengono scansionate le impronte digitali e scattata una foto che sarà stampata sul visto. Circa 3,5h per fare tutto, assicurazione compresa, poco dopo il border di entrata. Ne approfitto per acquistare a 2,5€ una sim mauritana, col numero di telefono scritto a pennarello, con alcuni giga dentro; se funziona, mi sarà utile per comunicare via WhatsApp.

In compagnia l’attesa è passata abbastanza velocemente, tra una chiacchiera e l’altra e spuntini nostrani veloci. Siamo dentro in Mauritania e il sole volge verso le dune di sabbia, mentre arriviamo a Nouadhibou, la prima delle due città del paese, dove passeremo la notte ed il veglione di Capodanno.

È il 31 dicembre, abbiamo un’ora di scarto con l’Italia, per cui potremo festeggiare la fine dell’anno alle 23.00 ora locale, in un ristorante spagnolo non lontano dall’Hotel, di fronte all’aeroporto, dove ci attende un cenone a base di pesce con tranci grandi come fiorentine, ed orate che non stanno in un piatto di 30 cm. Una magnifica serata in compagnia, che chiude una giornata esemplare e l’anno 2019. Il gruppo oramai è compatto, siamo diventati tutti amici e ci divertiamo come bambini ad una festa di compleanno.

Siamo in Mauritania, Nouadhibou, uno stato islamico, in cui, per taluni crimini, viene applicata la pena di morte con decapitazione in pubblico.

 

Nouadhibou – Nouakchott

La mattina una cappa di vento e sabbia ci accoglie al risveglio, il paesaggio rimane surreale, i suoni leggermente ovattati ed una visibilità ridotta. Abbiamo la sfortuna di trovare dei giorni di vento sabbioso, cosa abbastanza rara ci dicono, per diversi giorni consecutivi. Abbiamo davanti circa 500 km di deserto prima di arrivare alla capitale, ed un solo rifornimento a metà del tragitto.

All’uscita dalla città, riusciamo ad ammirare il passaggio del treno più lungo del mondo, che con i suoi 2,4 km composti da 254 vagoni trasporta i minerali ferrosi dall'interno della regione (Zouerat) al porto di Nouadhibou.

Il vento sferza la strada, come per il giorno precedente, ma meno impetuoso, e riusciamo a fermarci ogni tanto ad ammirare la vastità dei luoghi, in questo cielo color rosso che sembra simile alle immagini dai Rover di Marte. La strada è dritta, stretta, senza troppe buche, e permette di mantenere i 90/100 all’ora di media. Ogni tanto qualche paesino, fatto di casupole di terra e paglia, ci accoglie lungo la strada, da cui i bambini sbucano per correrci incontro, senza particolari problemi o pericoli, rimanendo comunque abbastanza a distanza. Saranno curiosi, non capita spesso di vedere un convoglio di moto occidentali passare di qui, competizioni sportive a parte.

La realtà quotidiana in questi luoghi è veramente lontana dalla nostra, non riesco a comprendere di cosa possano vivere in questa zona, dove anche l’acqua è un bene prezioso, dove non sembra esserci nulla se non sabbia e qualche animale di allevamento. Il consumismo è lontano anni luce, le auto che circolano sono in condizioni peggiori di quelle che si trovano dai nostri autodemolitori, eppure circolano ancora, sopravvissute ad anni di incidenti e ribaltamenti. Spesso sono storte, col telaio piegato a banana, con la carrozzeria che è stata cosi tanto presa a martellate che non si capisce più nemmeno il modello di partenza.

Nonostante tutto questo, personalmente, non ho mai avuto la sensazione di “pericolo”, o di essere sotto occhio di persone poco raccomandabili. Assolutamente. La Farnesina sconsiglia viaggi a qualsiasi titolo in queste zone, ma, onestamente, non ne percepisco il motivo. Mi sono sentito “sotto osservazione” molto di più in zone nordafricane ritenute ufficialmente più sicure di questi luoghi, rispetto alla Mauritania.

Pranziamo nell’unico distributore presente a metà percorso, raggiungendolo per un soffio prima di rimanere per strada, dati i consumi maggiori causati dal vento contrario lungo un centinaio di km. Il capospedizione tira fuori prodotti nostrani, salumi e formaggi, pane, frutta e panettone come chiusura. Ancora 250 km e saremo nella capitale, dove un altro rifornimento in serata ci eviterà di perdere tempo il giorno dopo, in vista della frontiera col Senegal.

Arrivati in hotel, decidiamo di uscire a provare un ristorante/fast-food del posto, probabilmente gestito da senegalesi, dove spiedini di pollo, riso, verdure e pesce fanno da protagonisti dei piatti della serata. Niente alcool qui, è proibito.

 

Nouakchott – Saint Louis

L’uscita dalla capitale ci mostra un mercato tipico del posto, sulla sinistra della strada, in cui migliaia di persone si muovono come formiche operose attraverso bancarelle improvvisate, dove qualsiasi genere di supporto ,motorizzato e non, viene usato per spostarsi. Siamo sempre sulla N2, la strada che collega il nord al sud del paese, strada principale della rotta trans-sahariana del viaggio.

Abbiamo pochi km davanti oggi, ma sono lenti ed impegnativi, tra asfalto pieno di buche e deviazioni dal tracciato principale. Il paesaggio cambia velocemente, verso il confine, passando dalla tavolozza del marrone a quella del rosso, ocra e arancione. Gli arbusti diventano alberi bassi e l’odore del deserto lascia il posto al profumo di qualche tipo di pianta autoctona.

Non passeremo da Rosso, principale posto di confine, molto caotico e pieno di camion, ma ci dirigeremo verso Diama, border che si trova dopo il Diawling National Park, che con il suo sterrato di 45 km costeggia il fiume Senegal, prima di entrare definitivamente nel primo Stato sub sahariano.

La strada è segnata da solchi scavati dai mezzi durante le piogge, a tratti conviene scendere dal terrapieno e costeggiarla da sotto, mentre ne approfittiamo per fare una pausa pranzo a circa metà del percorso sterrato. Un buon paio di gomme tassellate qui sono veramente utili, soprattutto per chi, come me, non ha grande esperienza di off-road e vuole sentirsi più sicuro.

La fauna ornitologica del posto impressiona per la quantità di stormi di uccelli, composti da migliaia di creature che sembrano nuvole nere nel cielo e che si spostano a stormi compatti, in ogni momento. La temperatura è calda e secca, è piacevole fermarsi a prendere il sole e rilassarsi qualche minuto prima di ripartire e verso l’uscita del parco, dove un gendarme ci intrattiene spiegandoci, in perfetto francese, la storia di questi luoghi.

La frontiera di Diama ci attende, l’uscita dalla Mauritania scorre veloce, tra le solite procedure burocratiche e “facilitazioni” che ci risparmiano un po’ di tempo, prima di passare il ponte sul fiume Senegal che delinea fisicamente il confine tra i due Stati africani.

Siamo in Senegal ora, partiti dall’Italia sulle nostre moto, finalmente la meta è quasi raggiunta e la parte più impegnativa del viaggio, la Mauritania, è alle nostre spalle. Un senso di relax ci pervade, mentre entriamo a Saint Louis col buio, tra 1000 colori, suoni e odori di una città in pieno fermento. Ci dirigiamo verso l’isola di fronte alla costa, dove l’Hotel De La Poste ci accoglie con il suo stile coloniale ed un ottimo filetto di Zebu, in un ristorante con una spettacolare vista sull’ oceano.

Riccardo Fanni

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