Russia in moto – ep. 5: da Pskov a San Pietroburgo

Gianluca Salina

Episodio 5 del viaggio in moto in Russia fatto nell’estate 2023. Lasciamo Pskov in direzione Nord-Est, iniziando a scoprire la nazione ed i suoi abitanti. Primo rifornimento di carburante in Russia (benzina a prezzi imbarazzanti) e pranzo lungo la strada, dove si fermano a mangiare anche i camionisti. In serata l’arrivo a San Pietroburgo.
Le foto dei tre giorni esplorando Piter, come viene chiamata la città dai local.

Sono le 7.30 e dopo il turbinio di avvenimenti di ieri, Russia in moto – ep. 4: il passaggio del confine russo, ci fiondiamo giù dal letto perché ci sono un botto di cose da fare. Prima tra tutte, la colazione! Due locali, uno più grande e l'altro più piccolo, ci accolgono insieme ad un buffet decisamente fornito di uova, formaggi, sottaceti, aringhe ed altro ancora per i quali il mio stomaco innalza il gran pavese al grido di "Avanti, c'è posto!".

La mia fame (di salato) tradizionalmente aumenta al crescere della distanza da casa e qui siamo già a 2500 km, ergo può iniziare a sbizzarrirsi, anche se il meglio verrà più avanti. Manco a dirlo, siamo gli unici italiani presenti in una sala inizialmente popolata da altre due persone e poi progressivamente riempitasi da persone di ogni età (probabilmente una comitiva di turisti).

Capiremo più avanti che, anche e soprattutto a causa delle sanzioni imposte dall'Occidente, i russi hanno riscoperto il turismo interno. Pskov, ex città industriale dell'era sovietica, ha in realtà una storia di oltre 1100 anni e fa parte dei luoghi che hanno visto le gesta di un eroe nazionale russo, Aleksandr Nevskij, che la liberò dai Cavalieri dell'Ordine Teutonico verso la metà del 13° Secolo. I tedeschi in Russia non hanno avuto grande fortuna…

cremlino di pskov

Questo status di cittadina con un passato importante ha fatto sì che venissero eretti diversi monumenti e palazzi, tra cui la cattedrale della Trinità ed il Cremlino. A proposito… va sfatato il mito per il quale si indica, con questa parola, esclusivamente il complesso che si trova nella capitale russa, dove c'è la residenza del presidente della Federazione. Quello è sì il Cremlino, ma di Mosca.

L'inghippo sta nel fatto che la parola "Cremlino" significa fortezza e sono svariate, le città russe che si sono sviluppate attorno ad un nucleo centrale fortificato. D'altra parte non è nulla di diverso da quanto avvenuto in molte altre parti del mondo, Italia compresa, con villaggi e centri urbani nati da borghi fortificati e castelli. Di cose da vedere a Pskov quindi ce ne sono ma, purtroppo, la nostra visita della città sarà fugace.

Provo a vedere se, per caso, la notte abbia portato consiglio al Tomtom, ma non è così. Il suo livello di squilibrio è, se possibile, ancora salito. Provo a smanettare un po', senza successo. Da informatico non posso accettare la sconfitta, però non c'è tempo per combattere il ribelle digitale. Per il momento ha vinto lui ed il primo pensiero è quello di lasciarlo morire di fame fino a che non si spegnerà. 

Deciderò invece di dargli credito, ma il suo touch se ne fregherà bellamente, continuando e lui continuerà a non funzionare. Colto da evidente vergogna, mi ripagherà indicando saltuariamente (cioè quando vorrà lui) i limiti di velocità delle strade che stiamo percorrendo. Sarà una sorta di simbiosi mutualistica che durerà per tutto il viaggio. Chi é, tra me e lui, il pesce pagliaccio e chi l'anemone di mare non serve ve lo dica, giusto?

Lasciata volontariamente nel parcheggio della struttura la moto, andiamo in caccia di una banca per rifornirci di rubli e poter saldare il conto. Impostiamo la destinazione sul cellulare sfruttando la rete Wi-Fi dell'albergo e usciamo. Qualche centinaio di metri e facciamo conoscenza con la gentilezza e disponibilità del popolo russo, che sarà una costante di tutto il viaggio. Un signore, che ci vede in rotazione semi-perpetua attorno ad un edificio ci chiede, prima in lingua locale e poi in inglese, se avessimo bisogno di aiuto.

Gli spieghiamo la nostra necessità e lui si offre di accompagnarci fino alla banca. Bastava girare l'angolo ed entrare in un cortile per trovarsi di fronte ad una sede della Russian Agricoltural Bank. A saperlo! Ringraziamo, salutiamo ed entriamo per la prima volta in una banca della Federazione. Veniamo guidati da una assistente alla clientela che ci aiuta nella scelta del tipo di operazione da effettuare (con il cirillico andiamo bene, ma non benissimo).

Gli sportelli che operano il cambio di valuta sono generalmente in un locale differente da quello dove si fanno le comuni operazioni di cassa. Generalmente dei locali chiusi, hanno l'operatore separato dal cliente da un vetro fino al soffitto. La valuta viene scambiata attraverso un cassetto di sicurezza. Qui zero inglese, ma con un po' di mestiere e gesti (siamo ancora senza connessione), la bancaria mi fa capire che ci sono due modalità, legate all'importo che si desidera cambiare.

La prima prevede un tetto massimo dell'operazione di 400 Euro e viene perfezionata senza chiedere documenti. La seconda ha dei limiti decisamente più alti, ma il cliente deve essere identificato e segnalato, il tutto con una procedura più laboriosa e soprattutto lunga. Non abbiamo assolutamente nulla da nascondere, ma scegliamo la soluzione più rapida.

Sono io a fare da cavia. Inserisco i 400 Euro in tagli da 50 nel cassetto, la cassiera recupera il contenuto e lo passa al riconoscitore di banconote false. Dopodiché annuisce e dice Karasciò (che significa "tutto ok", ma lo capirò solo dopo, quando me lo spiegheranno). Nel mentre, infila i rubli nello stesso macchinario di prima e me li porge nel solito cassetto.

Ritiro, saluto, esco da quell'anfratto grande come un box doccia doppio e passo il testimone ad Ale, che fa altrettanto. Due minuti abbiamo una mostritudine di rubli (80 mila!!) in banconote di vario taglio. Torniamo in albergo, saldiamo il conto e ci dedichiamo all'obiettivo due, la ricerca delle SIM card, senza le quali non riusciremmo nemmeno ad uscire dalla città.

Do una pulita ed una lubrificata alla catena con il fido grasso per condizioni umide di WD40… sì, lo so, la metodologia nel far girare la ruota posteriore non è propriamente ortodossa per cui… don't try this at home! Nel frattempo Ale sfrutta il Wi-Fi dell'hotel per impostare la destinazione su Maps di uno dei due smartphone di scorta che ci siamo portati (traffico dati e roaming sono rigorosamente disattivati). In questo modo non si hanno le indicazioni sulle svolte da effettuare o sui nomi delle vie che si stanno percorrendo, ma si sa dove ci si trova rispetto al punto di arrivo seguendo il classico pallino che si muove sulla mappa.

La configurazione è quella utilizzata in situazioni di emergenza, alias Ale che tiene con una mano il suo cellulare e segue le indicazioni fornite e, per mezzo di comandi vocali, mi urla "Dritto", "Alla prossima a destra", "Gira a sinistra" ecc… Se state pensando alla scenetta della signorina Silvani che fa da navigatore a Fracchia, seduto sul pavimento della sua 128 azzurrina… ci avete preso.

Il sistema funziona più o meno-circa-quasi fino a quando va in botta ed iniziamo un loop che non ci porta da nessuna parte. Ci fermiamo e decidiamo di ricorrere all'aiuto del pubblico. Entriamo in un negozio di lubrificanti e, mentre attendo il mio turno, chiedo informazioni ad un signore in coda dietro di me. Parla inglese e mi dice che c'è uno store che fa al caso nostro e che è molto vicino (cit. testualmente "…so close to here") a dove ci troviamo.

Non ha ancora finito di parlare che mi sta già facendo segno di seguirlo. Scoprirò poi al ritorno che ci siamo fatti 850 metri dietro a questo illustre sconosciuto che ha tralasciato ciò che stava facendo per aiutarci. Oltre alla disponibilità dei russi capiamo anche che per loro un luogo che dista quasi un km viene considerato vicinissimo! La meta è un negozio di MTS, un operatore russo di telefonia.

Acquistiamo due schede telefoniche, ognuna con 1000 minuti di chiamata e 50 GB di traffico Internet, il tutto valido per un mese, al prezzo di 690 rubli (circa 7 €) a scheda. Adesso che siamo "telefonati" ed "internettati", possiamo puntare ad ore 1, in direzione di San Pietroburgo. Ci piacerebbe visitare Pskov un po' più approfonditamente ma, come sempre, bisogna fare delle scelte.

Impostiamo come destinazione Piter (sì, con la "i" e non con la "e"), come viene affettuosamente chiamata la città dai suoi abitanti e seguiamo Maps sul cellulare, un vecchio Galaxy S5 che per fortuna ha accettato di buon grado di essere infilato nel portatelefono Givi. C'è il sole e nulla può fermarci, anzi no. Mentre sono in coda ad un semaforo rosso il mio sguardo viene catturato, prima da una scritta, технодром (Technodrom), che campeggia su un capannone e, subito dopo, da un sidecar "imbalsamato" su un trespolo di ferro.

Da lontano non riesco a capire se si tratta di un Dnepr, un Ural o qualcos'altro ancora, ergo devo togliermi il dubbio. Trascino così Ale all'interno di quello che si rivela essere una sorta di supermercato di attrezzatura sportiva dal pattinaggio al base jumping con anche uno spazio espositivo che contiene moto, bici, quad, ATV, SSV, UTV, motoslitte, curiosi cingolati monoposto e relativo abbigliamento.

Entro, anzi… mi fiondo dentro e, nel più grande dei tre capannoni su cui si sviluppa lo shop, vedo uno strano oggetto con quattro ruotone belle grosse, a metà strada tra un qualcosa preso a prestito dai disegni animati giapponesi ed un mezzo da sbarco dell'Armata Rossa. Ignoro le caratteristiche di questo Taktik 4×4 perché non c'era nessuno libero, del personale del negozio, a cui chiedere, ma lo trovo bellissimo. La mente corre al mio ACM 90 in attesa di camperizzazione overland, ma questa è un'altra storia. L'ora d'aria è però finita ed Ale mi estrae a forza da lì dentro.

Ci rimettiamo in viaggio e lasciamo Pskov con un arrivederci, visto che, al ritorno, passeremo dalla stessa frontiera. L'idea è quindi di visitare la città prima di uscire dalla Russia per fare ritorno a casa. Fuori dal centro abitato ci si trova su una strada ad una corsia per senso di marcia immersa in una sconfinata foresta, un panorama sostanzialmente identico a quello delle enormi distese alberate svedesi.

C'è un discreto traffico, ma è ordinato. All'approssimarsi di ogni centro urbano o di intersezioni tra strade importanti, ma anche e randomicamente nel mezzo del nulla, ci sono gli autovelox. Segnalati con largo anticipo, vengono considerati e rispettati da tutti. Nel frattempo arriva l'ora di un'altra prima volta, il rifornimento di carburante. Qualche voce incontrollata in Italia ci aveva suggerito di fare benzina molto spesso, dal momento che i distributori erano abbastanza rari.

La cosa mi aveva lasciato un po' perplesso. Mi chiedevo come questo fosse possibile nella nazione che è la seconda produttrice mondiale di petrolio (fonte IEA). Infatti non é possibile. Le pompe di carburante sono frequenti anche lontano dai centri abitati, questo almeno se si considerano le direttrici principali ma, nel corso del viaggio avremo modo di vedere che anche le vie di comunicazione secondarie sono più che sufficientemente fornite, da questo punto di vista.

Battezziamo pertanto la prima stazione di servizio che incontriamo dopo l'accensione della spia della riserva. Posta qualche metro più in basso della sede stradale, non si presenta benissimo. La copertura è un po' arrugginita, le parti verniciate sono sbiadite ed attorno ci sono buche grandi quanto crateri da impatto meteoritico. Deve anche essere piovuto da poco in zona, perché ci sono pozze d'acqua qua e là, alcune sufficientemente grandi da contenere noi, la moto e probabilmente anche la fabbrica che l'ha prodotta.

Mi avvicino a dove si trova il personale e vedo che è tutto protetto da inferriate. All'interno una signora minuta, apparentemente più vicina ai 70 che ai 60 e che immagino mi abbia chiesto cosa avessi bisogno. English? Niet. Le mimo con la mano l'atto di rifornire con la pistola ed annuisce facendomi un'altra domanda che ovviamente non capisco. Non so se ridere o se spararmi su un piede, perché ho come l'impressione che da lì non ne uscirò mai quando, folgorato sulla via di San Pietroburgo, calo l'artiglieria pesante: Google Translate.

Tutto diventa di una semplicità imbarazzante. Capiamoci… le traduzioni sono ben lungi dall'essere perfette, ma ampissimamente esaustive per comprendersi perfettamente. Le signora mi chiede la cifra in rubli di quanta benzina (gaz) voglio mettere… boh… che ne so? Le faccio cenno di attendere e vado a leggere sulla pompa il prezzo, 48 rubli al litro, circa 46 centesimi di Euro, per poi mettere in azione neurone e pallotoliere. Il responso è che dovrebbero starci una quindicina di litri e decido così di acquistare 700 rubli di carburante (poco più di 14.5 litri).

Lì funziona così, almeno nella maggior parte dei distributori. Prima si dichiara quanta benzina (o gasolio) si vuole mettere e si paga. Se si è sovrastimato il tutto viene ovviamente dato il resto. Torno in cassa e scrivo sul cellulare 700, le porgo i soldi, lei annuisce, saluto e vado alla moto e faccio rifornimento con benzina a 95 ottani. Nelle pompe si trova anche la 92 ottani, che costa 42 centesimi al litro e la 98 ottani, che ne costa 55. Alla fine dell'operazione penso che il tutto mi è costato circa 7 Euro, con cui farò circa 370-380 km. Me ne vado commosso, pensando che in Italia ho di recente speso praticamente il quadruplo, per riempire il serbatoio.

Il basso costo del carburante era in realtà previsto. Prima di partire infatti, nella fase di previsione dei costi del viaggio ed in stile rag. Filini, mi ero documentato, ma vivere quel momento dal vivo è stato toccante. Mentre procedo ragionevolmente spedito in direzione di Piter, ogni tanto vengo sorpassato da auto che vanno ben oltre i limiti. Capisco che la regola ferrea è rispettare i limiti in presenza dei centri abitati e degli incroci dove ci sono i velox. Nel resto del tragitto tutto diventa relativo.

Non mi fido comunque, perché l'idea di passare la seconda notte russa in un commissariato di polizia non mi entusiasma, ergo resto religiosamente entro i limiti. Il panorama è, come detto, analogo a quello "collino-forestale" della Scandinavia, con la strada che sembra stata tracciata su carta con un righello e realizzata poi da Optimus Prime o qualcosa del genere. Questo perché sembra sia stata fatta una incisione a laser dall'alto nella foresta e poi steso l'asfalto su tratti completamente dritti che a volte passano i 30 km di lunghezza.

Il tutto risulta comunque meno monotono di quanto ci si possa aspettare ed il provare (senza troppo successo) a leggere cartelloni in cirillico è un passatempo divertente. Mentre viaggio noto delle auto parcheggiate a bordo strada. Ci spiegheranno che sono lasciate lì all'inizio della giornata o anche dell'intera settimana lavorativa, per poi essere recuperate alla fine della stessa ed appartengono a persone che si raggruppano per raggiungere il luogo di lavoro. Vi viene in mente il car sharing? Proprio lui!

Lungo il tragitto si trovano anche delle bancarelle che, ancora una volta nel mezzo del nulla, vendono le merci più disparate, da fiori, frutta e verdura a miele, passando per i pesci essiccati (una vera istituzione, in Russia) e carabattole di vario tipo. Sento un tuono e mi guardo in giro, ma non c'è una nuvola in cielo. Sono gli stomaci mio e di Ale che, in dolby surround 15.1, reclamano cibo.

Rapida occhiata a bordo strada per qualche centinaio di metri e scorgiamo l'insegna di una gigantesca forchetta che guarda dall'alto alcuni camion parcheggiati in uno spiazzo non asfaltato. I luoghi dove si sfamano i camionisti sono noti in tutto il mondo per essere una buona scelta, ovviamente se non si cerca locali con trentadue stelle Michelin, cosa che, e lo avrete già capito, non è il nostro caso.

Ci sono due locali distinti. Scelgo quello che mi ispira di più. E' un negozio di ricambi auto, molto bene. Esco e, mentre Ale scrolla la testa ma in realtà si sta trattenendo a fatica dallo scoppiare a ridere pensando che ho appena chiesto da mangiare a qualcuno che vende olio ed adesso sta chiamando la neuro. Riprovo nella porta a fianco. Centro! Sei o sette tavoli da quattro persone ed un bancone ben fornito, con due signore sulla sessantina a servire ed un altro paio in cucina, a spignattare selvaggiamente. Non parlano inglese, ma Ale ha un foglio in russo che spiega il suo problema della celiachia.

Loro, disponibilissime, le indicano cosa poter mangiare e confezionano sia il suo che i miei piatti (io sono liberamente e "sfondatamente" alimentabile, per cui farò onore alle cuoche!). Cibi semplici, ma molto buoni e genuini. Insalate varie, polpette miste, pesce, patate e verdure, tutto cucinato sul posto. Ce ne andremo satolli come degli otri avendo speso l'equivalente di 11 Euro in due. Altro momento di commozione…

Riprendiamo il cammino e si intensificano i cantieri. Ci sono molti tratti di strada che sono in rifacimento ed ampliamento. Aumenta anche la nuvolosità, finché si mette a piovere. Mi fermo, non mi fermo… se mi fermo smette, ma se non mi fermo, continua. Piove a secchiate e scatta uno dei tanti collaudi dell'abbigliamento H2Out di Spidi ma decidiamo, per sicurezza, di indossare anche le antipioggia, Tucano Urbano per me e Scott per Ale. La storia di quest'ultima è particolare e divertente, ma ve la dirò quando racconterò il nostro viaggio a Capo Nord.

Ripartiamo, cantieri, code, semafori che le regolano che stanno anche 15 minuti rossi, poi qualche km e si ricomincia. In una delle svariate soste per lavori stradali, di colpo, il cielo si squarcia ed esce un sole bello potente che, di lì a poco, diventa il protagonista assoluto. Lo sapevo… adesso bisogna ri-smontarci e, così facendo, pioverà di nuovo. Ale vuole assolutamente immortalare l'espressione del fastidio ed io faccio del mio meglio per accontentarla.

Ve lo devo dire che, non più di 10 km dopo esserci tolta l'antipioggia, abbiamo beccato un altro acquazzone? Abbiamo nel frattempo avvertito la nostra host, Evgenia, che stiamo arrivando. Ci aspetterà nell'alloggio. San Pietroburgo è sterminata e, per entrare in città, una delle arterie autostradali passa sopra una spettacolare sopraelevata da cui si gode di un panorama davvero niente male con, in sfondo, il Lachta-Centr, ad oggi il grattacielo più alto d'Europa (462 metri), di proprietà del colosso russo Gazprom.

Il nostro alloggio si trova sull'Isola Petrogradski che, come molti altri luoghi e monumenti qui, sono dedicati allo zar Pietro il Grande. Insieme ad altre isole, costituisce il distretto di Petrogradskaya e non è propriamente nel centro della città, ma fa parte di una delle zone che, nel recente periodo, è stata oggetto di una profonda riqualificazione e valorizzazione.

Arriviamo alla meta e troviamo Evgenia ad attenderci. Il palazzo non promette granché di buono e nemmeno il portone di ingresso in ferro un po' arrugginito e parecchio sgangherato. Idem o quasi dicasi per la porta di ingresso nello stabile, su cui campeggia la tastiera di una serratura elettronica, una soluzione questa usatissima in tutta la Russia. Mah…

Dopo le presentazioni del caso parcheggiamo la moto nel cortile interno del palazzo, prendiamo armi e bagagli ed andiamo a occupar… ehm… entriamo in quello che sarà il nostro campo base per i prossimi giorni. E' al primo piano e sia la scala di accesso che il pianerottolo sono un po', per così dire… alternativi come il portone di prima. L'apparenza però inganna, perché quello che si rivelerà essere un monolocale con ingresso e bagno, è tutt'altra cosa.

Evgenia e suo marito hanno diviso l'alloggio di loro proprietà in due monolocali che affittano ai turisti e li hanno arredati in maniera moderna e funzionale. Prima di congedarsi, la host ci da qualche dritta sulla città e sulla zona in particolare. Su tutto, un consiglio, quello di guardare sempre l'orologio nel caso ci si trovi fuori dall'isola. Questo perché di notte i ponti che collegano Petrogradsky al resto della città vengono alzati per permettere il passaggio delle navi.

Questo significa che, se non si fanno bene i conti, si rischia di rimanere confinati sulla terraferma o su un'altra isola fino al mattino. In realtà gli orari di apertura sono diversi da ponte a ponte, così come differiscono le modalità. C'è quello che chiude dalle 2.00 alle 5.00, ma c'è anche quello che viene alzato dall'1.10 alle 2.50, poi apre 20 minuti, quindi di nuovo chiuso dalle 3.10 alle 4.55, roba che servirebbe una tabella Excel per avere tutto sott'occhio.

Per questa sera decidiamo di "esplorare" i dintorni, eliminando ogni rischio. Domani mattina ci attende un tour guidato ed il dormire su una panchina non è il top. La cena sarà casalinga, pertanto andiamo in caccia di cibo. Siamo in una traversa della Prospettiva Bolshoy, che percorriamo sotto una leggera pioggia. Il mio sguardo cade su una auto di cui ero a conoscenza dell'esistenza, ma che mai avevo visto in strada, una Maybach.

Non mi fa impazzire, visto che amo un altro tipo di vetture, ma è certamente rara, anzi rarissima, in quanto marchio premium del gruppo Mercedes. Sarà solo la prima delle molte auto di iperlusso che vedremo, tra cui una BMW M6 verniciata di un improbabile color giallo fluo dorato. Mi colpisce però di più il fatto che, ogni tre per due, si sentono furiose accelerate e sgommate.

Capisco poco dopo che lo sport nazionale qui è partire a razzo dai semafori, meglio se si ha un'auto sportiva e top se a fianco si ha un motociclista, anch'egli con intenzioni bellicose. Le antenne vanno tenute dritte, quando si attraversa, perché questi pazzoidi fanno tranquillamente più dei 100 km/h tra un semaforo e l'altro, in piena città, in qualsiasi orario, in una sorta di far west motoristico che sotto-sotto, mi piace un sacco.

Alla fine ci imbattiamo nella Apriori Gallery, che ospita un albergo ai piani superiori e alcuni negozi al piano-terra e al -1. Tra questi un piccolo supermercato che si rivelerà essere specializzato nella vendita di prodotti di alta qualità, sia russi che italiani e francesi. Capiamo di essere finiti in un posto da fighetti e diamo una sbirciata a cosa offre, ritrovando alcuni marchi nostrani che vengono considerati di lusso anche all'ombra del tricolore.

Tra le stranezze, la carne di orso in scatola che, nonostante la curiosità, mi rifiuterò categoricamente di prendere, per non alimentare un mercato che reputo totalmente privo di senso. Molto coreografiche invece le bottiglie di acqua del Baikal, con l'interno dell'etichetta che mostra svariate fotografie delle zone di quello che è il lago più profondo del mondo (oltre 1600 metri) e che, pur essendo anch'esso in Russia, si trova a quasi 6 mila km da San Pietroburgo.

Sulla via del ritorno verso l'alloggio non possiamo non notare la dimensione dei pluviali. Sono tutti giganteschi, al punto che la bocca contiene per intero il mio piede in tutta la sua larghezza. Di sicuro da queste parti non hanno problemi a scaricare l'acqua che arriva dalle grondaie dei palazzi! Curiosiamo ancora qua e là, per poi fare ritorno alla base, sfamarsi e conquistare il meritato riposo.

L'indomani e per i giorni a seguire, la tabella di marcia sarà dettata dai tempi delle varie visite che sono state concordate con Svetlana, la guida locale (che parla un italiano perfetto) che ci aiuterà a vedere e comprendere meglio la realtà di San Pietroburgo. La città, a prima vista, sembra molto "europea" o, se si preferisce, imperiale, con i palazzi, anche quelli ordinari che ricordano Vienna piuttosto che Parigi. Questa impressione verrà confermata anche in seguito.

Le possibilità sono infinite, al punto che probabilmente non basterebbero due settimane per vedere tutto. D'accordo con la guida ci concentriamo su alcuni dei siti più importanti, mentre in autonomia gireremo alla ricerca di altre cose da vedere, su suo consiglio o semplicemente entrandoci in contatto mentre siamo in giro per la città. Per comodità ci sposteremo con una auto+driver (il buon Oleg, che ci scorrazzerà per due giorni) compresi nel prezzo della guida, dal momento che alcune tappe si trovano alla periferia della città, e la cosa qui si traduce in 50 km di distanza!

Le visite, tra San Pietroburgo e Mosca, costituiranno circa 1/3 di quanto spenderemo in tutto il viaggio. Decisamente care per gli standard russi (che guadagnano in media dai 500 agli 800 € al mese nelle grandi città ed un po' meno nei piccoli centri), sono invece abbastanza abbordabili per la capacità di spesa media occidentale. Questo anche e soprattutto tenendo conto del costo decisamente più basso della vita in tutti gli altri comparti. Al di là delle varie considerazione, ne sarà comunque valsa ampiamente la pena.

Tra le attrazioni curiose, due in particolare sono irrinunciabili per gli amanti degli animali e, più in dettaglio, dei gatti. In Malaya Sadovaya Street, una via pedonale perpendicolare al Bolshoy Prospekt, ci sono due piccole statue di altrettanti gatti, Elisha e Vasilisa, poste sui cornicioni al I piano di altrettante case, una di fronte all'altra. La leggenda vuole che se si lancia una moneta sul cornicione dove c'è il maschio, Elisha, e questa non ricade in strada, si verrà baciati dalla fortuna.

L'altra presenza "baffuta" che abbiamo incontrato è un gatto che faceva capolino da una finestra del seminterrato dell'Hermitage, dove c'è una grande colonia di felini, utilizzati fin dalla metà del '700 (per ordine dell'imperatrice Elisabetta di Russia), allo scopo di tenere alla larga i topi dall'immensa quantità di opere d'arte che ci sono nel museo. Proprio la caccia ai roditori è stata la ragione per la quale i gatti sono estremamente ben voluti a S. Pietroburgo.

Sia nel suo museo più famoso, che in tutta la città, sono stati infatti i protagonisti, durante e dopo la II Guerra Mondiale. Durante l'assedio di Leningrado (il nome che aveva al tempo Piter), i gatti sono morti di fame o, peggio, mangiati dagli abitanti della città, stremati dalla fame causata da due anni e mezzo di prigionia all'interno della cerchia cittadina, con l'esercito tedesco alle porte.

La moria di gatti portò ad una incredibile proliferazione di topi. Si ricorse così ad animali provenienti prima da Jaroslavl e poi dalla Siberia. A Tyumen, in particolare, venne radunato un esercito di oltre 5000 mila felini provenienti da quella città, così come da Omsk, Irkutsk ed altri centri della zona. Furono portati con un treno a Leningrado e liberati. I corpi speciali a quattro zampe portarono a termine la missione con successo, liberando la città (e anche l'Hermitage) dai roditori.

L'iniziale invio di gatti, quello proveniente da Jaroslavl, fu anche un episodio di vitale importanza nelle sorti dell'assedio. Infatti, per far arrivare aiuti alla popolazione cittadina insieme ai primi animali, fu forzato il blocco delle milizie naziste che circondavano Leningrado. Quell'episodio diede un ulteriore impulso alla battaglia di liberazione combattuta dai russi contro l'esercito del Terzo Reich. Da tutto questo si comprende come i gatti, da queste parti, godano di uno status privilegiato.

Non sono una guida, non pretendo di esserlo ma, soprattutto, non ho minimamente la cultura su San Pietroburgo per avventurarmi in consigli vari. Questa è la ragione per la quale ci siamo affidati alla competenza di Svetlana. Oltretutto, visitare una città straniera insieme ad un local permette di vedere le cose in parte con l'occhio di chi lì ci vive, una esperienza impagabile.

Farò pertanto un piccolo elenco di quello che abbiamo visto, assolutamente incompleto rispetto a tutto ciò che la città offre. Dal Colonnato di San Isacco, da dove si gode di un bel panorama, alla Chiesa di Kazan, passando per il Ponte dei Leoni, la Prospettiva Nevskij, la Chiesa del Salvatore sul sangue versato (dove fu ferito a morte lo zar Alessandro II), la fortezza di Pietro e Paolo, la cattedrale di San Nicola, l'incrociatore Aurora e, naturalmente, l'Hermitage, senza dimenticare, nella periferia della città, Tsarskoe Selo e la Reggia di Peterhof.

Di seguito una gallery di 100 foto (ne abbiamo ovviamente fatte molte di più), scattate in questi 3 giorni. Se vi va di vederle, mettetevi comodi, le immagini scorrono automaticamente.

Gli episodi precedenti

 

I nostri compagni di viaggio

Abbigliamento: Spidi

Antipioggia: Scott e Tucano Urbano

Bauletto: Kappa

Borsa serbatoio: SW-Motech

Caschi: Caberg e HJC

Guanti: Alpinestars, Held, IXS e Spidi

Portacellulare: Givi

Prodotti manutenzione moto: WD 40

Stivali: Held e TCX

Underwear: SIXS

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