Russia in moto 2023 – ep. 3: Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia

Gianluca Salina

Terzo episodio del viaggio in Russia in moto. Lasciamo la Rep. Ceca ed attraversiamo Polonia, Lituania, Lettonia ed entriamo in Estonia. Sarà l’ultima notte prima del confine russo.

Ci eravamo lasciati qui, Russia in moto 2023 – ep. 2: Austria e Rep. Ceca ed oggi, dopo una colazione da piccolo lord inglese a suon di fagioli, bacon e pane (integrale, per la linea), recupero la moto dal parcheggio e, riconfezionati i bagagli, li convinco ad andare al loro posto. Il problema dell'incastro degli oggetti è risolto dalle borse interne che, avendo la stessa forma di laterali e bauletto, risultano di facile gestione. Oltre a questo, grazie alla tracolla, sono anche comode da trasportare, specie se si deve percorrere parecchia strada a piedi o 2-3 piani di scale, come spesso accade.

Per evitare di dover movimentare ogni volta l'intero carico, fare dei kit con ciò che sicuramente servirà aiuta a rendere il tutto ulteriormente più light ed a velocizzare le operazioni di partenza. La configurazione di quest'anno è sostanzialmente identica a quella del 2021 utilizzata in Islanda, con due corde con fibbia a ritenzione per ancorare la borsa impermeabile sul bauletto. Questo significa un tempo di carico di pochi minuti.

Salutiamo gli amici di Rumpa Drinks i quali, prima della partenza, ci offrono un bicchierino di liquore locale, che però non posso accettare. In tutto l'est Europa per chi guida il tasso alcolemico ammesso è zero, ergo ringrazio, ma rifiuto. Pronti-via, attraversando Ostrava in direzione nord-est, sulla A1 e, in meno di 30 km, siamo in Polonia. Sarà l'unico confine che attraverseremo oggi, dal momento che ci fermeremo ad un'ottantina di km da quello lituano.

Mentre inizia a piovere, superiamo Katowice senza addentrarci in citta, per fare la prima tappa della giornata a Czestochowa. Il programma prevede toccata e fuga per vedere il santuario della Madonna Nera. Un cantiere non segnalato, né dal fido TomTom né dal suo compagno di merende Google Maps, ci fa perdere un'ora per fare 15 km. All'arrivo nel parcheggio del santuario ci accoglie, oltre alla pioggia, un omino con una tazza in metallo come quella che si usa per le caldarroste.

Bofonchia qualcosa nella sua lingua e, ad una mia richiesta in inglese, mi fa capire che il costo del parcheggio è ad offerta libera e che si pagherà all'uscita. Chiedo se sia possibile pagare con la carta di credito e la risposta è un sonoro "Nie!". Di polacco non so nulla ma mi sembra chiarissimo quello che ha detto. Dal momento che non abbiamo moneta in conio locale, gli dico che gli darò degli Euro. Comprende e, senza scomporsi, annuisce.

Visitiamo il santuario, zeppo di gente nonostante il meteo e ritorniamo al nostro mini-camper a due ruote. La pioggia adesso è diventata uno scroscio bello potente e, con la prospettiva di doverselo tenere come compagno di viaggio per tutto il resto della giornata, è necessario mettere mano anche all'antipioggia. Siamo tutti e due equipaggiati con tute Spidi H2Out, ma esiste un limite fisico, alla quantità di acqua che gli indumenti possono respingere.

In più c'è sempre l'errore umano in agguato. Basta infatti un colletto della giacca sistemato male e si va a mollo, con relativo fastidio-fastidioso. In certi frangenti quindi, l'accoppiata vince tutto secondo me, specie se quest'ultima dispone di un cappuccio (come nel mio caso). Mettendosi quest'ultimo in testa prima di indossare il casco, ci si assicura l'idrorepellenza totale.

La figata (si fa per dire) del mettere l'antipioggia, magari di taglia giusto-stretta come ho io, su degli indumenti bagnati è che i tessuti non scorrono l'uno sull'altro nemmeno se prometti loro una cena da Alain Ducasse a spese tue. Si origina così una curiosa danza tribale che prevede contorsionismi con il tronco e successivi saltelli su una gamba sola in giro per il parcheggio, allo scopo di vestirsi adeguatamente.

Avremmo potuto raggranellare, dai numerosi curiosi che ci stavano osservando, gli Zloty polacchi con cui pagare il parcheggio. A pensarci prima… vabè. Terminato questo rito mi avvio all'uscita, infilo due monete da 2 Euro nella tazza del parcheggiatore e riprendiamo il viaggio. Una quantità invereconda di cantieri stradali e di deviazioni a causa di nuove strade in costruzione, allungano oltre ogni immaginazione la durata del tragitto che, sulla carta, sarebbe dovuto essere di 6 ore e mezzo circa.

Nell'attraversamento di Varsavia, una svista ad un incrocio mi fa saltare l'ingresso del sottopassaggio che avremmo dovuto percorrere. Questo ci farà perdere un'altra marea di tempo ma ci regalerà in compenso una grande sorpresa. Sono le 17:00 del 1° agosto, in ritardo smodato sulla tabella di marcia e siamo imbottigliati nel traffico della capitale polacca.

Mentre sto maledicendo me stesso per aver mancato quella svolta, a causa della quale siamo finiti in questo casino, sento una sirena. Non proviene però da un mezzo di soccorso o di polizia. Non arriva nemmeno da un punto solo, ma da tutte le direzioni. Contemporaneamente, tutti i veicoli attorno a noi si fermano, di colpo. Il suono è assordante e mi fa subito venire alla mente quello degli allarmi anti-aerei che si sentono nei documentari sulla Seconda Guerra Mondiale.

Non siamo lontani dall'Ucraina e, con la situazione che è quella che tutti conosciamo, il pensiero corre inevitabilmente all'ipotesi di un inatteso quanto tempestivo precipitare della situazione. Un brivido scorre lungo la schiena. Iniziamo a guardarci in giro, principalmente volgendo gli occhi al cielo, senza scorgere nulla. Nel frattempo tutti i clacson delle auto e dei camion che ci circondano si sono uniti alla sirena.

Continuo a non capire, ma realizzo che chi ci sta attorno sa perfettamente cosa sta succedendo e non ne è per nulla intimorito. D'un tratto, tutto tace, i motori vengono riaccesi ed il serpentone di mezzi si rimette in marcia. Guardo l'orologio della moto e questo segna le 17:01. Il suono della sirena è durato sessanta secondi. Abbiamo appena assistito al minuto di raccoglimento che ogni anno i cittadini di Varsavia osservano per ricordare la rivolta che gli abitanti della capitale polacca fecero, il I agosto del 1944, contro le divisioni tedesche delle SS che stazionavano in città.

Riusciamo, finalmente, a districarci dal centro ed a tornare in autostrada. Qualche decina di km e tutto finisce. Una deviazione per lavori ci obbliga a discutere animatamente con il TomTom. Lui da evidenti segni di insofferenza, mal digerendo questo inatteso cambio di percorso cui siamo obbligati. Tenta in ogni modo di convincerci a tornare sulla (più) retta via, che però non esiste.

Lo copriamo come si fa con i pappagalli affinché stiano muti e ci affidiamo a Maps, che non si rivela meglio del collega, anche perché un meglio probabilmente non ci può essere. Infiliamo il nostro S5 Mini nel portacellulare Givi senza utilizzare la custodia aggiuntiva perché già di suo la protezione dall'acqua è totale (testato in precedenza) e proviamo a emergere dall'intrico della campagna polacca.

Il navigatore di Google afferma che la "sua" via più breve prevede una sequela interminabile di stradine che da noi si chiamerebbero, al più, vicinali, nel mezzo del nulla più assoluto. Un gigantesco punto interrogativo campeggia sulle nostre teste, ma tant'è. Ogni tanto butto lo sguardo in alto per cercare di vedere da dove arrivano le secchiate d'acqua che stanno arrivando giù, senza capire.

Ad un tratto della nostra peregrinazione si accende una spia sul cruscotto, per ricordarmi che il nostro GS 700 consuma poco, ma non va ad aria. Siamo entrati in riserva. Rapido controllo del distributore più vicino e responso già di suo croccante: 58 km. Nel frattempo siamo tornati sulla statale, dove incrociamo un cantiere in cui lavorano come se nulla fosse, alle 19 e sotto un'acqua che levati, anzi… lavati! Chapeau agli operai polacchi!

Mancano 10 km all'agognato distributore ed un'altra deviazione per lavori scopre per noi una nuova carta dal mazzo degli imprevisti. Riusciremo a passare dal via… ehm… a fare benzina dopo aver percorso 77 km con quel sinistro simbolo arancione acceso sul display. E' nuovo record personale (non che ci tenessi particolarmente). Nel serbatoio ci staranno 15.87 litri. Considerando che ne contiene 16, stavamo viaggiando con un bicchiere scarso di carburante. Bene, ma non benissimo…

Una volta in salvo dal rischio di rimanere a piedi, la mente torna a quando, a casa, nel preparare l'attrezzatura, ho lasciato volontariamente la tanichetta da parte perché "Cosa vuoi mai portarti la tanica per la benzina? Siamo in Europa, mica alla Dakar…". Riforniamo e, dopo aver creato una pozza d'acqua grande la metà del Lago di d'Iseo alla cassa del distributore, ci rimettiamo in cammino, non prima di aver avvertito dove dovevamo pernottare, che avremmo rischiato di sforare l'orario del check-in.

La host, molto cortese, ci rassicura dicendo che abita a breve distanza da dove dormiremo noi. La chiameremo quando entreremo in città. Nel frattempo maciniamo km ed arriviamo a destinazione, ad Elk, che in realtà si scrive Ełk, ma non chiedetemi come si pronuncia. Dopo il consueto scarico dei bagagli, parcheggio la moto nel cortile interno dello stabile. Dovrei fare tutto il giro dell'isolato, ma non c'è nessuno e così scendo da un passaggio pedonale-ciclabile a motore spento.

La cittadina è estremamente tranquilla ma, in ogni caso, non sono un fanatico del dover avere la moto "a vista" 24/7. Quando è possibile avere una sistemazione sicura, tanto meglio, diversamente non è un problema. Nella mia discretamente datata carriera di viaggiatore ho avuto solo due problemi: il sellino della VTR SP2 bucato da una sigaretta a Budapest ed il tappo del serbatoio liquido freni della ZXR 400 fregato a Lione.

Preso possesso dell'alloggio, un trilocale decisamente spazioso (costo 47 €), visitiamo un market che c'è nei dintorni per procacciarci la cena. Il mio sguardo viene catturato da uno snack della Milka che si chiama Pieguski, che sembra fatto apposta per i motociclisti! Non lo prenderò. Quando siamo all'estero cerchiamo di mangiare il più possibile cibi locali, ma di questo ne ho fatto a meno volentieri. In più, evitiamo come la peste i ristoranti italiani.

C'è tutto il tempo che si vuole a casa nostra, per gustare le prelibatezze della cucina Tricolore. Questo senza contare che pizza, pasta ed affini all'estero sono a volte abominevoli. Troviamo poi molto interessante l'andare nei supermercati locali, un qualcosa che consente di immergersi maggiormente nella cultura del luogo. Torniamo all'ovile e distribuiamo le masserizie nei vari spazi.

La seconda camera da letto viene promossa ad asciugatoio di tutto ciò che si è inzuppato nei 500 metri fatti per andare al supermarket. Viene in nostro aiuto l'asciugacapelli, inserito nelle scarpe e che svolgerà alla grande il suo lavoro, ricordandomi alcune delle rorbu in cui ero stato in Norvegia che avevano un asciugascarpe ad aria in dotazione. Tocca poi agli indumenti da moto, che vengono invitati ad accomodarsi in bagno.

Lì, un termoarredo elettrico sembra essere stato messo apposta per svolgere questo compito. Domani mattina probabilmente troveremo un clima da foresta equatoriale, ma ci penseremo quando sarà ora. Ceniamo e prepariamo per quanto possibile le borse per l'indomani, lasciando fuori l'indispensabile. Intanto, le informazioni che ci arrivano circa le tempistiche di attraversamento del confine russo sono più confuse che mai. C'è chi assicura bastino un paio di ore e chi, invece, sostiene occorra una settimana (!!!).

Mi domando come sia possibile una simile discordanza, ma stoppo subito il neurone, già andato in sbattimento, visto che tra un giorno e mezzo si avrà la risposta a questa domanda. Stante l'impossibilità di prenotare online il passaggio alla frontiera russa, avevamo programmato il varco di quella Estone di Luhamaa attraverso il sito dedicato, con turno fissato per le 14.30. Adesso invece l'orologio segna le 00:30 ed è ora di dormire.

Una insolita luce che filtra dagli oscuranti ci sveglia. C'è il sole! No, ma… veramente!?! Scendo dal letto ed osservo la mostritudine di oggetti sparsi per la casa. E' come se una bomba avesse fatto esplodere le tasche del gonnellino di Eta Beta di disneyana memoria. Inizio con Ale a mulinare per le camere per raccogliere tutto, caccio via gli alligatori e sposto le mangrovie dalla foresta pluviale che si è creata in bagno e faccio un primo giro di carico bagagli, approfittandone anche per pulire e lubrificare la catena.

Quella che ci aspetta è una giornata in cui toccheremo quattro diversi stati. Oltre alla Polonia dove ci troviamo, passeremo da Lituania, Lettonia ed Estonia, dove finirà la tappa di oggi.. I km da fare sono circa 660, per poco più di 8 ore complessive di viaggio. Pesco subito la carta degli imprevisti, che si materializza sotto forma dell'aggancio della borsa serbatoio che fa i capricci (lato borsa).

Svuoto, smonto e vedo che si è spostata la guaina che protegge lo scorrimento del cavo in acciaio. In questo modo i denti di ancoraggio alla piastra non chiudono e la borsa non si aggancia. E' evidentemente entrato dello sporco con la pioggia. Non so se i ragazzi di SW-Motech lo abbiano fatto apposta (suppongo di sì), ma l'operazione è semplice e rapidissima. In 5 minuti è tutto risolto, ri-farcitura della borsa compresa. Facciamo rifornimento (a 1.35 €/litro) e lasciamo la città.

Dopo circa novanta km la prima frontiera, ovviamente virtuale, grazie Schengen! Nessun controllo dunque e si prosegue, incontrando nuovamente una infinità di cantieri stradali, inclusi tratti di strada a carreggiata unica governata da semafori infiniti e deviazioni. Il tutto termina da lì ad una quarantina di km, con l'autostrada (limite a 130 km/h dal 1 aprile al 30 settembre, poi 110) che scorre via velocemente.

Poco prima del confine con la Lettonia, nuovo rifornimento (a 1.60 €/litro). Nell'area di servizio abbiamo modo di renderci conto dell'estrema pulizia che ci circonda. In tutto il prato attorno al distributore c'è una sola ed unica cartaccia a terra. Il pensiero non può non andare a come quotidianamente riduciamo gli autogrill nostrani. In compenso ad essere sporco è il casco, che sembra stato bombardato da un cannone caricato a mosquitos.

Siamo su una semplice statale da una trentina di km e il superamento del fiume Nemunélis e relativo ponte fa da separatore tra Lituania e Lettonia. Il percorso impostato in direzione di Misso, vicino al confine russo, prevede di non toccare né Vilnius, né Riga, le due capitali dei rispettivi stati. La marcia prosegue relativamente lenta, con numerosi attraversamenti urbani, intervallati da cantieri.

Fedeli alla promessa di dedicare in futuro viaggio esclusivamente alle tre repubbliche baltiche, non ci preoccupiamo di saltarle a piè pari, tirando dritto ad ogni centro abitato. Immersi nel verde della vegetazione lettone, proseguiamo la marcia fino a Sigulda da dove, in teoria, le cose dovrebbero migliorare. In teoria… visto che una nuova ondata di cantieri e deviazioni, che un temporale condisce con pioggia battente, mi fanno ragionare sull'inadeguatezza della principale strada che unisce Riga alla Russia.

Per la sistemazione di questa sera abbiamo trovato dei bungalow in un campeggio a Misso, che si trova a 12 km dal confine russo. Dal momento che non ci sarà la cucina, dobbiamo fare tappa in un supermercato per procacciare qualcosa di rapido da preparare per cena (che non sarà propriamente stellata, ma non vi anticipo nulla). Ne incrociamo uno sulla strada principale ed entriamo. Prendiamo ciò che ci serve, con la mia attenzione che si focalizza sul banco del pesce conservato e dei salumi.

Aggancerei una corda alla moto per portarli via entrambi, ma Ale mi dice che non si può. Pazienza. Ne approfitto per mettere nel carrello anche una birra porter baltica, che è tra le mie preferite. Vi state chiedendo se me la sia tracannata sul posto? No, ho resistio, consevandola per cena. Siamo nuovamente a rischio sforamento dell'orario limite per il check-in, così chiamo la struttura. Mi risponde un uomo che parla (ovviamente) lettone e, alla mia domanda sul se parlasse anche inglese, lui replica con un "Niet… Russki?".

Capisco che mi sta dando, come alternativa, il parlare russo (sua eredità dell'essere nato in pieno periodo sovietico). Peccato che sia una lingua che io padroneggio a livello zero Kelvin. Con molta buona volontà da parte sua e grazie a Google Translate da parte mia, riesco a comprendere che mi farà chiamare dal figlio. Attendo e, dopo poco, un giovane con un inglese ampiamente migliore del mio dice di non preoccuparsi, dal momento che loro sono assolutamente abituati ad accogliere ospiti ad orari assurdi, nel cuore della notte e, per cuore, intende le 3 o le 4 di mattina.

La cosa mi sembra inconcepibile… come si fa ad arrivare alle 4 di notte in una location dove si deve dormire? Lo capirò, con gli interessi, due settimane più tardi, ma questa è un'altra storia. Giungiamo a destinazione che è già buio, con il buon Dmitry che, avvertito per tempo, ci spiega ciò che c'è da sapere del bungalow e della struttura in generale, salvo poi trasformare il suo tono di voce da cordiale a quasi compassionevole. Gli abbiamo appena detto di essere in viaggio verso la Russia e lui risponde di prepararci ad una lunga, lunghissima attesa.

Dmitry ha sicuramente meno di 25 anni e tutta la curiosità tipica di quell'età. Ci fermiamo molto volentieri a parlare con lui per quasi un'ora, per poi congedarci e raggiungere il nostro bungalow percorrendo, immersi in una pineta, dei vialetti illuminati che mi fanno venire alla mente le leggende norrene. Parcheggiata la moto subito fuori, ci rintaniamo, facendo attenzione a che le zanzariere siano ermeticamente chiuse.

Siamo stati infatti messi in guardia sulla moltitudine di mosquitos presenti a causa del vicino lago. Ma quale lago penso tra me e me… non ho visto nulla. Per forza, era buio pesto. Scopriremo poi la mattina seguente la magia e la bellezza di quel luogo. Adesso però mente e soprattutto stomaco sono focalizzati sul rifornimento di cibo. Avendo deciso per uno scarico minimo dei bagagli, ci produciamo in una cena naif.

Gorgonzola (quella vera, italiana), pomodori, aringhe e tonno, rigorosamente consumati usando un tupperware ed il suo coperchio come piatti. Il tutto annaffiato (per me) da una corroborante birra da mezzo litro che fa quasi 10°. Ce n'è abbastanza per chiuderla lì, non prima di aver fatto il piano di battaglia per domani, che sarà il giorno della verità. Ci faremo un giro per il camping, cercando il famigerato lago, quindi nuova tappa supermercato e via verso il confine. Funzionerà? Qualche giorno e, con l'Episodio 4 saprete tutto. wink

Gli episodi precedenti:

Il prossimo episodio:

 

I nostri compagni di viaggio

Abbigliamento: Spidi

Antipioggia: Scott e Tucano Urbano

Bauletto: Kappa

Borsa serbatoio: SW-Motech

Caschi: Caberg e HJC

Guanti: Alpinestars, Held, IXS e Spidi

Portacellulare: Givi

Prodotti manutenzione moto: WD 40

Stivali: Held e TCX

Underwear: SIXS

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