Sedici. Non sono, o meglio, non sono solo le valvole del motore della Panigale V4R, ma anche e soprattutto le vittorie consecutive di Nicolò Bulega in Superbike. Da Gara-2 del GP del Portogallo 2025 infatti, sul gradino più alto del podio c'è andato sempre e solo lui. Una dimostrazione di superiorità imbarazzante, che rappresenta un record assoluto nel mondiale delle derivate di serie.
Come spesso avviene in questi casi, i detrattori si affrettano a prendere la parola, anteponendo il valore e meriti della moto a quelli del pilota. La Ducati è oggi la moto migliore? Certamente sì, come lo dimostrano tre piloti che guidano una rossa ai primi tre posti della classifica… Bulega appunto, il compagno Lecuona e Sam Lowes, del team ELF Marc VDS. Bisogna però anche riconoscere al rider di Montecchio Emilia il fatto di aver finora vinto con ampi distacchi le varie gare, un qualcosa di non certo scontato.
Quello che però è, di fatto, un dominio totale, rischia di togliere interesse alla categoria, dal momento che, sempre i soliti detrattori affermano come l'esito del campionato sia scontato. Su questa affermazione tocca tirare in ballo il concetto di meritocrazia, un qualcosa che anche in Superbike sta languendo in favore dell'imporre regole che, sulla carta, privilegiano lo spettacolo.
La F1, massima espressione mondiale della tecnologia motoristica insegna che chi lavora meglio deve essere premiato nel raccogliere tutti i frutti del suo operato. Questa filosofia non si applica già più in MotoGP, dove esistono le fasce e le concessioni e men che meno in Superbike dove, nel corso degli anni, si è assistito ad ogni tipo di tentativo di mutare il corso degli eventi, molto spesso senza risultati.
Partendo dalle limitazioni imposte alla Kawasaki di Rea, andando a quelle ad personam applicate a Bautista, per finire alle più recenti misure di riduzione della quantità oraria di benzina prevista per le moto più performanti. Specie queste ultime, hanno dimostrato finora di non servire a nulla, anche perché si è già arrivati alla soglia minima applicabile alla Ducati che però… continua a vincere.
La questione riguarda, come detto, proprio le limitazioni o, se si preferisce, quel BoP (Balance of Performance) usato in molti contesti del motorsport per equiparare prestazioni tra mezzi con architetture diverse (tipicamente numero di cilindri, cubatura e alimentazione), ma che non rappresenta il caso della Superbike, dove i motori sono tutti a 4 cilindri, di 1000 cc, aspirati e, ovviamente, alimentati a benzina.
Finora, la toppa messa è stata peggio del buco. Se le case lavorano nell'ambito delle varie regole principali e del price cap, non è giusto che chi lavora meglio si veda penalizzato, per di più per il fatto che questo non serve a nulla e lo spettacolo (secondo alcuni) continua a mancare. C'è poi qualcuno che afferma come moto da 20500 Euro come la Yamaha R1 Race sia difficile da confrontare con una KB 998 RiminiPanigale V4R o una da 44 mila.
Forse l'inghipppo sta proprio lì. Con un price cap appiattito verso il basso sarebbe probabilmente più difficile trovare soluzioni "esotiche", favorendo tra l'altro il trapasso di tecnologia dalla serie al mondo delle gare, che è poi lo spirito di base della Superbike. Inutile però dire che un cambiamento in tal senso finirebbe per penalizzare principalmente Bimota e Ducati (quelli che sono oggi i due migliori marchi della SBK), che hanno fatto dell'esclusività dei suoi prodotti il proprio marchio distintivo.
Come si vede dunque, la soluzione non è semplice e, in mancanza di idee e soluzioni efficaci, il campionato sembra effettivamente instradato verso una (relativamente) comoda passeggiata di Bulega verso il suo primo titolo mondiale SBK. D'altra parte era stato lui, l'anno scorso, a contenderlo a a Razgatlioglu fino a fine campionato. A proposito di BMW, a Monaco stanno facendo i conti con l'avere a che fare con due bravi piloti come Oliveira e Petrucci, che però non sono dei fenomeni come il turco.
Oggi il marchio tedesco è la terza forza del campionato, preceduta da Bimota, la cui coppia A. Lowes-Bassani sta funzionando meglio di quella in sella alla M 1000 RR. Entrambe le compagini si vedono però spesso mettere le ruote davanti dai team Ducati privati, che sottraggono loro ulteriori punti mondiali, determinando un quadro che vede le moto di Borgo Panigale le candidate quasi uniche al titolo.
L'avversario più forte Bulega ce l'ha in casa, si chiama Iker Lecuona ed è secondo in campionato alle spalle dell'emiliano. Nessun altro, all'orizzonte, sembra in grado di impensierirlo e, onestamente, dovendone scegliere uno, da italiani la preferenza non può che andare all'attuale capofila del mondiale, per un mondiale che si tinge di Emilia dalla moto al pilota. A questo punto no, non fermate nessuno, né il soldato Bulega, né l'armata Ducati…


