Ninja ZX-6R, 25 anni e pensionamento

Valerio Garagiola

Le cose belle purtroppo finiscono e i fan della famiglia Ninja e ZX-6R lo sanno bene: nel 2021 la iconica supersportiva non sarà presente nella gamma

I compleanni sono momenti importanti, dove si va indietro con la mente e si ricordano gli episodi più importanti. Nel caso delle 25 candeline della Kawasaki ZX-6R, i traguardi raggiunti sono il Campionato 2001, vinto con Andrew Pitt; l'edizione 2012, 2015 e 2016 vinte grazie a Kenan Sofuoğlu. La quattro cilindri Supersport ha vinto anche tre Mondiali Costruttori nella categoria Supersport, nel 2013, 2015 e 2016.

Quando si pensa alle sportive di Kawasaki, pensare alla sigla ZX e al nome Ninja è immediato. Prima del 1995, anno di nascita della prima ZX-6R, lo scettro della sportività era proprietà della GPz. Presentata nel 1981, la GPz550 venne pubblicizzata come "rivoluzione rossa", appellativo dovuto alla colorazione dei primi modelli, caratterizzati da doppio ammortizzatore posteriore e motore quattro cilindri raffreddato ad aria. Poi, nel 1985, apparve la GPz600R. Raffreddata a liquido con una testata a 16 valvole e telaio perimetrale, ruote anteriori e posteriori da 16 pollici.  L'esperienza acquisita in quegli anni ha permesso agli ingegneri Kawasaki di porre le basi per il passo successivo, una Supersport con aspetto racing e in grado di imporre nuovi riferimenti in pista. Nacque così la Ninja ZX-6R.

Prima dell'avvento della Ninja ZX-6R, Kawasaki aveva già creato moto a brand Ninja, ma si trattava di modelli di grossa cilindrata come la ZX-9R e la ZXR750. Furono entrambe di successo, ma ZX-6R era particolarmente adatta all'utenza alla ricerca di una moto meno impegnativa di una 1000cc ma capace di far felici utenti di ogni livello, sia in pista che in strada.

Con la sua Kawasaki Ram-Air, un peso di 182 kg e un'accelerazione da 0-100 km/h in meno di 4 secondi, il primo modello di ZX-6R è durato tre anni prima di essere sostituito dal modello G del 1998, più potente di 8 CV, per poi passare, nel 2002, ad una potenza di 112 CV. Sempre nel 2002 arriva un importante step riguardante la cilindrata. La ZX-6R arriva a 636 cc, cubatura caratterizzata da più potenza e coppia ai medi regimi, solitamente utilizzati per strada. Dato che i campionati Supersport avevano come limite di cilindrata i 599 cc, Kawasaki offriva due diverse versioni, una per l'utenza stradale e una dedicata ai piloti.

Nel 2003 la ZX-6R passò all'iniezione. Sparisce la forcella a steli tradizionali con pinze freno a sei pistoncini, a vantaggio di una forcella a steli rovesciati con pinze radiali a quattro pistoncini. Completamente nuova anche la carenatura, ora molto spigolosa, così come la strumentazione (totalmente digitale) e l'ingresso Ram-Air, ridisegnato e ampliato.

Il 2005 ha segnato l'arrivo della nuova generazione, la prima con scarico sottosella e potenza massima di 130 CV. Le linee tese della versione 2003 hanno lasciato spazio ad un design più arrotondato; il nuovo motore sempre da 636 cc e la rinnovata ciclistica le hanno fatto guadagnare l'appellativo di "moto adatta a tutti i motociclisti".

Nel 2007 ritornò la cilindrata 599cc; il lancio stampa ufficiale è un piacevole ricordo di chi ha potuto partecipare: la presentazione avvenne nel complesso Barber Motorsports in Alabama con il supporto di numerosi piloti Kawasaki tra cui Jonathan Rea, Pere Riba, Noboru “Nobby” Ueda, Shunji Yatsushiro, Roger Hayden,Akira Yanagawa. Telaio, forcellone, sospensioni, freni e carene furono totalmente riprogettati. Il motore, completamente nuovo, presentava una disposizione degli ingranaggi impilata in cui l'albero motore, la trasmissione primaria e il contralbero erano disposti in modo tale da rendere la moto più corta e compatta.

Nel 2010 il motore viene ulteriormente aggiornato e, per la prima volta su ZX-6R, comparve la frizione assistita anti-saltellamento. Aggiornata anche l'estetica, con il ritorno dello scarico laterale, mentre i fari non sono più tondi ma sagomati e dal look più filante.

Nel 2013, la ZX-6R è stata sottoposta a una profonda rivisitazione: ritorna la cilindrata 636cc, con due mappe motore disponibili tramite il pulsante sul manubrio. I progressi tecnici del motore han fatto sì che la nuova versione godesse di una coppia e una potenza maggiore soprattutto a regimi inferiori. Per quanto riguarda gli aiuti al pilota furono introdotti, il Kawasaki TRaction Control (KTRC) con tre modalità (sport, rider e rain) e come equipaggiamento di serie il Kawasaki Intelligent Anti-Lock Brake System (KIBS).

Questo ci porta passo passo con l'ultimo significativo aggiornamento del 2019 costituito da nuovi ingranaggi, modifiche per soddisfare i requisiti Euro4, adozione del Quick Shifter  KQS, nuova carenatura, nuovi fari a LED e dashboard aggiornato. Nel 2020 invece un ultimo cambio di colorazione.

E la versione 2021? La supersportiva verde non sarà presente nella gamma 2021 europea: probabilmente una scelta di mercato (come ha fatto Yamaha con la R6), oppure i dati di vendita non giustificano un investimento atto all'aggiornamento alla nuova Euro5. Il mercato americano, meno sensibile a certi limiti, avrà in listino la versione 2020 con nuove cromie. La casa madre ha promesso 6 novità per quest'anno: magari vedremo una nuova Supersportiva con lo stesso design della Superbike ZX-10R

Un vero peccato, se consideriamo la nomea che si è creata tra gli appassionati e la sua originalità. Speriamo si tratti di un arrivederci

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