Test Suzuki SV650 my 2022

Gianluca Salina

Suzuki SV650, una naked di media cilindrata con pochi fronzoli e tanta sostanza, qualità che le hanno permesso di restare sulla cresta dell’onda per ventitre anni. In questo lungo periodo il modello non ha minimamente perso il suo smalto ed anzi, continua a giocarsela alla pari con le più recenti competitor.

Squadra che vince non si cambia. Potrebbe essere questo lo slogan per la Suzuki SV650 my2022 che abbiamo messo sotto la lente di ingrandimento per conoscere il più possibile di uno dei modelli più longevi del listino motociclistico mondiale. La bicilindrica giapponese è infatti nata nel 1999, arrivando ai giorni nostri grazie ad un sapiente mix tra tradizione ed innovazione.

Concepita per essere una media cilindrata alla portata di tutti, sia come costi di acquisto/gestione che come facilità di guida, ha vissuto una doppia vita. Tolta dal listino per fare posto alla "cugina" Gladius che, di fatto, era la stessa moto (non per niente il suo nome era SFV650), vi è tornata dopo pochi anni per sostituire a sua volta proprio quel modello. Da allora è stata nuovamente una presenza costante nella gamma della casa di Hamamatsu, di cui ricopre storicamente il ruolo di media entry-level.

Test Suzuki SV650 my 2022

La SV650 di oggi è estremamente fedele al modello originario, con i maggiori cambiamenti rispetto al passato che sono celati sottopelle di un modello che definire un evergreen è un eufemismo. Sarà il filone naked che, insieme a quello delle adv-tourer, oggi va per la maggiore, saranno alcune peculiarità della moto, fatto sta che la la moto continua a realizzare interessanti volumi (in Germania ad esempio sta veleggiando attorno alla decima posizione nella classifica di vendita), che le assicurano la permanenza a listino.

Tutto questo nonostante il modello faccia parte di un segmento di mercato decisamente agguerrito, popolato com'è da competitor che si chiamano (in rigoroso ordine alfabetico) Benelli 752S (Test Benelli 752S), CF Moto CL-X 700, Honda CB650R, Kawasaki Z650, Triumph Trident 660 e Yamaha MT-07. In più, all'orizzonte si prospettano nuovi arrivi, come ad esempio quello della Moto Morini 6 1/2, a rendere ancora più vivace un comparto che strizza l'occhio anche al pubblico femminile, un movimento in netta ascesa che, per questo, è guardato con attenzione dalle case.

Nella sua lunga esistenza poi, la Suzuki SV650 può anche vantare una parentesi neo-retrò, con le versioni X ed X-Ter, ma è nel mondo racing che ha scritto un'altra importante pagina della sua corposa storia. La moto è infatti una delle basi più gettonate, insieme alla ER-6/Z650 di Kawasaki, nelle varie categorie Lightweight (Tourist Trophy), BDB ecc con, tra le tante, le quasi leggendarie realizzazioni di Rosmoto. Vediamo dunque di conoscere meglio la protagonista di questa prova.

COM'E FATTA

Le radici classiche della Suzuki SV650 sono immediatamente percepibili fin dal primo sguardo. Il grosso faro tondo all'anteriore è un segno fortemente distintivo del modello. Restando nella parte frontale della moto si nota come la casa di Hamamatsu non abbia ceduto alle sirene della muscolarità. La forcella anteriore è a steli tradizionali e appoggia su una ruota dalle classiche misure 120/70R17 su cui agiscono due dischi da 290 mm di diametro.

La prima ed importante licenza alla modernità si incontra nel display, un LCD multifunzione che consente di visualizzare le informazioni relative a marcia inserita, tachimetro, il contagiri, l’odometro, contachilometri parziale, orologio, indicatore della temperatura dell’acqua e livello del carburante. La retroilluminazione è regolabile su sei livelli di luminosità.

Alle feature del cruscotto ci si arriva grazie ai due pulsanti in gomma che si trovano ai lati superiori dello strumento. Nessuna funzionalità esotica sui blocchetti al manubrio, dal momento che non ci sono ausili elettronici quali traction control, riding mode ecc. Pertanto, all'interno delle manopole si trovano, a destra, il deviatore rosso per il consenso all'avviamento del motore e lo switch di avviamento, mentre a sinistra ci sono i comandi di fari, avvisatore acustico, indicatori di direzione e luci di hazard.

Spetta al motore la parte di uno degli elementi più distintivi di questa moto. Si tratta di un bicilindrico di 645 cc che presenta la particolarità di essere l'unico del segmento ad utilizzare la disposizione a V di 90° soluzione che consente, tra l'altro, di minimizzare gli ingombri laterali. La compatibilità con le normative Euro 5 (SV650 my 2021: solida certezza, ora Euro5) ha avuto un impatto minimo sulla potenza massima di questa unità, che si attesta sul valore di 73,42 cv a 8500 rpm, con una coppia di 64 Nm a 6800 giri.

Il bicilindrico di Hamamatsu utilizza due candele e di altrettante valvole a farfalla per ogni cilindro e dispone di iniettori a dieci fori, governati dal sistema SDTV, che ottimizza l’efficienza nella combustione, limitando i consumi. Oltre a questo, c'è un corpo farfallato da 39 mm, più piccolo e leggero rispetto a prima, che integra il controllo ISC del regime del minimo ed un radiatore completamente nuovo.

Il motore della SV650 non rinuncia però a qualche vezzo di tecnologia, come il rivestimento resinato della camicia del pistone, per diminuire l’attrito con il cilindro, e un nuovo anello raschiaolio dalla forma ad "L". I cilindri sono realizzati in alluminio pressofuso e presentano la particolarità del rivestimento brevettato SCEM, che garantisce migliore dissipazione del calore e una più durevole resistenza al consumo, specie per quanto riguarda la fasce del pistone.

Il sistema SES (Suzuki Easy Start) attiva il motorino d’avviamento ad intervalli di tempo esattamente prestabiliti e rende possibile l'avviamento del motorecon una singola pressione del pulsante di accensione. Una centralina 32-bit ne governa il funzionamento, disattivando lo starter immediatamente dopo l’accensione. Il telaio è a traliccio, nell'esemplare in prova verniciato di un rosso di grande effetto, specie se associato al serbatoio bianco da cui prende il nome la livrea, Bianco Vienna appunto.

Sotto a quest'ultimo, che ha una capacità di 14.5 litri, dei fianchetti in plastica con motivo ad effetto cubicatura danno un tocco di originalità al tutto. Sul forcellone posteriore agisce un monoammortizzatore che offre la regolazione del precarico molla su sette posizioni. A contribuire alla frenata ci pensa un disco singolo da 245 mm. Sempre nella zona posteriore si trova il bel fanale sdoppiato a LED ed il voluminoso terminale di scarico reso necessario dalla compatibilità Euro 5.

I cerchi sono in alluminio e l'impianto frenante beneficia del sistema ABS. Le copertura di serie sono le Dunlop Sportsmart III. L'accesso al vano sottosella, in grado di contenere i documenti della moto e poco altro, è accessibile tramite un nottolino posto nella parte sinistra del codone e che fa uso della stessa chiave di accensione.

COME VA

Può sembrare una frase fatta o ripetitiva ma, una volta saliti in sella ci si trova immediatamente "a casa". Chi poi pensa che per divertirsi 70-75 cavalli, associati a freni e sospensioni non da SBK-replica, siano pochi, si sbaglia di grosso. Certo, con una Suzuki SV650 di serie non girerete in 1'58" al Mugello (d'altra parte la moto non è fatta per quello), ma non vuol dire che con le moto di questo segmento non si possa tornare a casa con un maxi sorriso sotto al casco ogni volta che si esce.

E' proprio la semplicità dell'insieme a permettere di entrare subito in sintonia con un mezzo che consente di essere "usato tutto" anche su strada. La sua natura di moto analogica fa sì che non occorra operare alcun setup. Nel caso si debba viaggiare con il passeggero, è sufficiente agire sulla pressione degli pneumatici e sull'unica regolazione che si ha a disposizione, quella del precarico molla del mono posteriore e poi innestare la prima per godersi la strada.

La bassa seduta (la sella è a 785 mm da terra), la postura non troppo caricata sui polsi e la buona spaziatura offerta dalle pedane consentono un buon comfort. A suo agio nel commuting urbano come nel fuori porta, la Suzuki SV650 da il meglio di sè nei percorsi guidati, dove il suo peso abbastanza contenuto (197 kg in ordine di marcia) ed il brio del motore consentono farsi valere anche al cospetto di moto più dotate a livello di cavalleria.

Ci mette del suo anche la gomma posteriore da 160/60, a rendere ulteriormente maneggevole una moto che già lo è di suo. L'adozione di questa misura, quando qualche concorrente impiega la 180, ha probabilmente reso superfluo l'impiego di un manubrio più largo, come invece avviene su alcune competitor e che rappresenta oggi un po' il trend anche in questo segmento di mercato.

Agile e reattiva, la SV650 si affida alla bella erogazione del motore, capace di riprendere senza sussulti da poco più di 2000 giri, per offrire un tiro da vertici della categoria fino in zona rossa. Trattandosi comunque di un bicilindrico, è inutile insistere oltremodo a far girare in alto l'unità di 645 cc. A livello di ripresa ed accelerazione, la Suzuki SV650 è assolutamente allineata a quella che resta il riferimento di settore, la Yamaha MT-07, la quale mantiene forse un pizzizo di verve teppistica in più a livello di comportamento.

Questo non tanto per la prontezza del motore CP2 made in Iwata, quanto probabilmente per il manubrio più largo di cui si parlava prima. La media di Hamamatsu non soffre in ogni caso di grossi timori reverenziali ed ha anch'essa, se opportunamente "indirizzata", l'innata capacità di puntare volentieri il naso al cielo. Diversamente si mantiene saldamente a terra, con le sospensioni che svolgono più che egregiamente il loro lavoro, in modo da permettere di essere sempre in controllo.

Qualche limite emerge nella guida esageratamente con il coltello tra i denti, che si ripercuote un po' più sull'impianto frenante che non sulle sospensioni. In questo viene però in aiuto il fatto che, come sono solito scrivere in casi simili, il freno posteriore è di quelli "veri", che supporta l'azione dell'anteriore nel rallentare la moto. Per il comune utilizzo comunque, l'impianto è dimensionato in modo adeguato.

Durante l'utilizzo, nei regimi intermedi, c'è qualche accenno di vibrazione un po' superiore alla media sulle pedane, ma nulla di trascendentale. La moto risulta poi sempre molto ben assecondata dalle coperture di primo equipaggiamento, le Dunlop Sportsmart III che, in "simbiosi" con la ciclistica sana della SV650, sono, in grado di rispondere adeguatamente alle condizioni ed agli stili di guida più disparati.

Fermo restando che non si sia al cospetto di una moto sportiva, la SV650 accetta di buon grado di venire strapazzata per tenere ritmi "croccanti", così come di viaggiare al piccolo trotto. Da in ogni caso certamente il meglio di sé con una guida rotonda ma, anche con una condotta spigolosa e brusca, le risposte date sono sempre e comunque ampiamente gestibili. 

A chi sta valutando l'acquisto di questa moto farà poi piacere spere che si tratta di un modello davvero parco nei consumi, capace di avvicinare medie dell'ordine dei 25 km/litro e che a 130 km/h (di tachimetro) costanti, secondo lo strumento di bordo, percorre quasi 17 km/litro. Questo aspetto si traduce in una autonomia decisamente interessante, superiore ai 300 km.

La tonalità allo scarico è piacevole ma mai esagerata. Non potrebbe d'altra parte andare diversamente, viste le forche caudine imposte dalle norme Euro 5. Nell'utilizzo cittadino il sistema ISC di controllo del minimo, grazie alla feature Low RPM Assist, aiuta a prevenire spegnimenti accidentali per rilasci della frizione un po' incerti, un valido ausilio in un contesto dove i semafori non si contano e gli stacchi di frizione neppure. Anche nel traffico urbano infine, il calore generato dal motore è allineato alla media del segmento e mai fastidioso.

IL GIUDIZIO DEL PASSEGGERO

I dettami più moderni vogliono le naked avere le code corte e la Suzuki SV650 non si sottrae alla regola, disponendo di uno spazio sufficiente per il passeggero, che si trova ad avere una seduta abbastanza comoda, ovviamente se si resta nell'ambito del giro domenicale o di un turismo a breve raggio. La presenza delle maniglie passeggero laterali avrebbe migliorato il comfort di bordo, lievemente limitato dalla cinghia soprasella, ma ne guadagna l'estetica per le uscite da "single".

Le sospensioni sono tarate adeguatamente anche per un utilizzo in coppia. La possibilità di operare solo sul registro di precarico della molla del mono è un po' un limite, ma anche la concorrenza non offre nulla di meglio. Buona la spaziatura delle pedane rispetto alla posizione in sella.

A CHI SI RIVOLGE

C'è chi pensa che certe definizioni siano ripetitive, ma la realtà dei fatti è che modelli come la Suzuki SV650 si rivolgono veramente all'intero universo di chi va in moto. Può essere la prima moto per chi si affaccia al mondo delle due ruote, così come una valida compagna per i motociclisti di ritorno. Questo senza dimenticare chi, alla ricerca di un mezzo che, oltre al giro domenicale gli consenta di muoversi agevolmente nel traffico cittadino, non vuole rinunciare a farlo in sella ad una moto.

In questo caso trova nella media di Hamamatsu una compagna più che adeguata. In ultimo ma non meno importante, per chi vuole e può disporre di una seconda moto da affiancare a qualcosa di più specialistico, magari una supersportiva, la SV650 risponde a tutti i requisiti del caso favorita, oltretutto, da un prezzo di acquisto decisamente concorrenziale.

CONCLUSIONI

Se in un momento storico come quello attuale, dove ogni modello viene immediatamente o quasi tolto dai listini se non funziona, il fatto che la Suzuki SV650 sia ancora al suo posto dopo 23 (ventitre) anni la dice sufficientemente lunga su quanto sia stata e continui ad essere una moto azzeccata. Il suo recente aggiornamento alle attuali normative anti-inquinamento farà sì che il suo ciclo non termini sicuramente prima del 2025, ma questo modello ha già dimostrato di avere sette vite, quindi…

Facile, divertente, bilanciata nei vari reparti, economica sia a livello di costo di acquisto che di gestione e davvero poco assetata, rinuncia ai fronzoli per concentrarsi sulla sostanza di un mezzo che è appetibile per un ampio spettro di utenza, sia essa neofita o con esperienza, femminile o maschile, garantendo anche una buona dose di adrenalina ai polsi destri più pruriginosi.

Se proprio si dovesse andare a cercare, non un difetto, ma un piccolo "contro" (pur sempre da zitelle acide), questo potrebbe forse essere identificato nella mancanza delle maniglie laterali per il passeggero. Il peccato però è veniale, dal momento che anche molte delle concorrenti ne sono prive. Tra i molti "pro" della moto ci sono sicuramente il buon equilibrio generale della moto, la sua immediatezza e fruibilità, oltre al prezzo di 6890 Euro, tra i più bassi del suo segmento, a dimostrazione della politica molto aggressiva su questo fronte che da sempre caratterizza l'intera gamma Suzuki.

INFO

Si ringrazia Suzuki Italia per aver messo a disposizione la SV650 oggetto della prova ed i seguenti partner per la fornitura dell'equipaggiamento utilizzato durante il test.

Casco: Nolan N70-2 GT
Giacca: SPIDI Warrior Tex Jacket
Pantaloni: SPIDI J&Racing
Guanti: SPIDI STR-5 
Stivali: XPD X-Zero
Protezioni: Alpinestars Nucleon KR-1
Underwear: SIXS GLXSIXS PNXL-BTSIXS TS2L-BT e SIXS DBXL-BT

Luogo: Francia ed Italia
Tester: Gianluca Salina
Credit photo: Maurizio Giargia