Supertwin from a box, capitolo 2: studiare e smontare

Valerio Garagiola

Quando si acquista una moto con l'intento di farla esclusivamente per l'utilizzo su pista, le modifiche fattibili sono davvero moltissime, specialmente se si vuole fare una supertwin. Nel nostro caso, dato che la Kawasaki er6n vanta un telaio tutt'altro che sportivo, ci siamo armati di santa pazienza e di una smerigliatrice. Consultando il web, osservando i lavori effettuati da diversi team oltreoceano (principalmente inglesi, terre dove la bicilindrica parallela 650 viene utilizzata in campionati nazionali), si può osservare che la parte posteriore del telaio viene completamente eliminata, a vantaggio di una struttura tubolare molto più semplice e leggera, oltre all'inserimento di un telaietto anteriore che fungerà da supporto per la carena. Abbiamo preso spunto e creato dei telaietti in alluminio, risparmiando anche del peso: il telaio di serie pesa oltre 20 kg, mentre il telaio così allestito ferma la bilancia a 15 kg scarsi.

Un'altra modifica che viene effettuata molto spesso, specialmente sulle versione 2006 e 2009, è la sostituzione del forcellone tubolare con quello della Kawasaki Versys, completamente in alluminio. Le quote sono esattamente le stesse, mentre risulta di poco più leggero ed ha maggiore rigidità torsionale, vantaggio molto importante quando si vuole dare fondo ai (non molti) cavalli del motore di serie. Il componente, se preso nuovo, costa oltre 500 Euro; tuttavia, con molta pazienza si possono trovare componenti usate a circa 200 Euro.

Un'altro enorme svantaggio che la Kawasaki 650 ha rispetto alla più recente concorrenza è il reparto sospensioni: all'anteriore, la forcella a steli tradizionali da 41 mm senza regolazioni e il monoarmotizzatore con la sola regolazione del precarico non sono abbastanza se si vuole competere a pari livello. Per questo motivo, è possibile installare, senza modifiche al canotto di sterzo, la forcella della Kawasaki Ninja. Anche qui, si può andare a cercare componentistica di livello top, come la Showa SFF-BP della 636 my2020 (il cui costo supera molto facilmente le 800 Euro), oppure consultare le varie offerte di materiale usato ed optare per componentistica più semplice, come la forcella della my2003, a poche centinaia di Euro. Nel caso di sospensioni di seconda mano, è molto importante tenere in considerazione anche una spesa di circa 150 Euro per la revisione. Anche per il monoarmotizzatore vale lo stesso discorso: sostituire l'unità di serie con componentistica di massimo livello si spendono cifre vicine ai 1000 Euro, ma con tanta pazienza è possibile trovare componentistica (usata, da revisionare) a 250-300 Euro. Nel nostro caso, abbiamo trovato un prodotto Wilbers regolabile.

Di conseguenza, anche il reparto freni viene sostituito con la componenstica della Ninja my2003, passando da pinze assiali a due pistoncini a pinze radiali a quattro pistoncini. Al posteriore, è possibile utilizzare il sistema di serie. Ovviamente, si possono investire centinaia di euro per dischi freno nuovi, ma nel nostro caso optiamo per le componenti già utilizzati in strada.

Anche l'impianto elettrico, una volta semplificato, permette di risparmiare molto peso: per questo, ci siamo affidati alla piccola realtà italiana Faraldo Racing, attualmente presente sull'Isola di Man. Abbiamo spedito l'intero impianto di serie (peso circa 8 kg) e ricevuto, spendendo 80 Euro, una nuova unità dotata del stretto necessario per azionare il motore, risparmiando altri 5 kg.

Da Faraldo Racing abbiamo ricevuto anche le carene da pista, di derivazione Aprilia CRT, mentre il parafango anteriore ha le stesse forme di quello presente sulla Kalex Moto2.

Con queste modifiche sarebbe già possibile poter guidare su alcuni circuiti italiani senza problemi, ma dato che servono anche cavalli per evitare di addormentarsi sui lunghi rettilinei di piste come Cremona o Cervesina, metteremo mano anche al motore; dare un occhio al portafogli, in questo caso, non conviene affatto.

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